25 novembre “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”

La violenza è subdola, nascosta e considerata quasi naturale, perchè si pensa che così va il mondo e tutto sia accettabile. Oggi ancora si fatica a distinguere la conflittualità familiare dalla violenza familiare. In realtà la violenza è un fenomeno culturale, sociale e politico e anche noi sanitari dobbiamo farci carico di questa dimensione.

Nel 2012 a Saronno è nata l’Associazione Rete Rosa, con il motto “Una tira l’altra, una salva l’altra, anche se nessuno salva nessuno se l’altro non vuole”; è stato istituito uno sportello di ascolto per la donna, per permetterle di raccontare  – anche in modo frammentario e confuso – la sua situazione di violenza.

Nel 2014 viene firmato il primo Protocollo d’Intesa tra i Comuni e i Servizi Sociali, Polizia Locale, Prefettura, Forze dell’Ordine e l’Ospedale, coinvolgendo in primis il Pronto Soccorso, i reparti di Ginecologia e di Pediatria, Ser.T e Centro Psico Sociale. Nasce così una collaborazione di rete, fondamentale per il contrasto del fenomeno.

Nel 2015 Regione Lombardia ha accorpato le reti antiviolenza, e Rete Rosa si è unita alla rete di Busto Arsizio, che successivamente ha inglobato anche Gallarate e Somma Lombardo, arrivando a coprire un bacino di 430.000 abitanti. Il Centro si è strutturato con un’equipe multidisciplinare e oggi garantisce l’apertura quotidiana. Inoltre, sono stati istituiti gruppi di “auto mutuo aiuto” e “mamme in cerchio”, per supportare il percorso che la donna sta facendo. Una violenza di genere non ha un tempo di trattamento, i tempi sono diversi perchè l’aspetto legale si trascina per anni e occorre sostenere la donna nella scelta fatta anni prima; la donna, ora diversa, deve rivivere in tribunale nuovamente una situazione di disagio e spesso deve sottoporsi ad una valutazione sociale, unitamente al suo nucleo familiare. Spesso le aspettative di giustizia che si hanno non sono quelle che la legge riesce correttamente ad interpretare.

Oggi il Centro si è ben consolidato, ma è necessaria la collaborazione con tutti i nodi della rete e garantire la presenza di tutti a tavoli tecnici e cabine di regia, come prima della pandemia, per confrontarsi e formarsi in modo specifico.

Fondamentale per i nodi della rete è uniformare la teoria e le conoscenze di fondo, per utilizzare lo stesso linguaggio, lo stesso approccio empatico, al fine di leggere il segnale di pericolo anche dietro a situazioni di fragilità. Inoltre, utilizzare lo stesso strumento di valutazione permette di indentificare correttamente la pericolosità della situazione; oggi sussistono ancora delle diversità di strumenti che non favoriscono la tempestività di azione. L’obiettivo finale è la presa in carico multifattoriale.

Ma se c’è un buco nella rete, la donna si allontana, perché la sua paura prende il sopravvento e fa un passo indietro dalla possibilità di trovare aiuto.

Tutti i soggetti essenziali della rete firmano il “Protocollo di intesa”, che sottoscrivono attraverso una scheda di progetto, dove vengono dettagliate tutte le azioni che verranno attuate negli anni successivi, grazie anche alle risorse che la Regione attribuisce. Il protocollo viene tradotto in protocollo operativo, così da meglio esplicitare chi fa che cosa e in quali tempi. Ogni nodo della rete può inviare all’altro, per competenza, la donna, così da sviluppare una collaborazione formale e sostanziale, e l’Osservatorio regionale raccoglie i dati relativi agli invii tra servizi; è importante per ogni nodo capire se l’invio ha avuto esito positivo, ma oggi si è facilitati dalla possibilità di chiedere l’intervento delle Operatrici di Rete Rosa in quanto offrono un servizio di reperibilità.

Occorre sviluppare la visione che ogni nodo della rete è risorsa di competenze necessarie, sinergiche e integrate, accomunate dallo stesso fine. Ricordarsi che la donna che subisce violenza si sente minacciata continuamente e minimizza perchè non vuole riconoscere quanto le sta accadendo.

Ognuno di noi ha un ruolo, non si è soli, si è rete con responsabilità e professionalità, e con il contributo e la consapevolezza di ognuno il fenomeno della violenza deve essere conosciuto e non sottovalutato, per poterlo contrastare al meglio.

Le donne prese in carico nel 2020 da Rete Rosa sono state 83; dato, non favola.