8 settembre 2020: Giornata mondiale della Fisioterapia

Come definire “un fisioterapista d’Ospedale” … Lo definirei forse in base ai pazienti che tratta. Sono persone con gravi disabilità motorie e spesso anche cognitive, ricoverate nei vari reparti di degenza dell’Ospedale: in fase critica in U.O. di Rianimazione, in fase acuta con comorbilità molteplici ed instabilità cliniche che comportano spesso un prolungato allettamento. Si tratta di pazienti operati per patologie ortopediche, con danni neurologici oppure di natura respiratoria primaria e/o secondaria.

E poi c’è la Degenza Riabilitativa, il vero regno del Fisioterapista.

Quando nei reparti arrivano i fisioterapisti, arrivano i Guerrieri, quelli che osservano il paziente, gli parlano, lo toccano e tirano fuori il meglio da lui. Ogni piccola conquista è un trionfo e il cammino della Riabilitazione è fatto di tanti trofei, uno in fila all’altro; è fatto di fiducia nelle capacità del paziente.

I terapisti “non mollano”, insistono, trovano le strade alternative per arrivare all’obiettivo, hanno pazienza, ascoltano, motivano, incoraggiano.

I terapisti sanno aspettare: prima o poi il risultato arriva.

I terapisti insegnano l’ergonomia (come eseguire correttamente un gesto e con minor dispendio energetico) ma hanno il mal di schiena, le spalle rotte e le ginocchia dolenti, ma nonostante tutto mettono in piedi pazienti dati per persi.

E i pazienti li aspettano come se avessero un appuntamento perché sanno che quelle mezz’ore servono a conquistare una nuova autonomia.

Quando nei reparti arrivano i fisioterapisti, arrivano i Giullari, quelli che ridono e scherzano con i pazienti; quelli positivi: che non parlano di quello che è perso, di quello che non c’è più, ma di quello che è rimasto, perché quello sarà il punto di partenza per costruire la nuova abilità.

Certo i terapisti scrivono a volte sopra le righe dello spartito, perché creano “disordine”: sono quelli che creando una diversa sinfonia nei reparti, indirizzano a soluzioni poco convenzionali.

Usano sollevatori, deambulatori di ogni tipo, standing… insomma creano scompiglio e li sentirai dire ad alta voce tremila volte “su” e “giù”. E no, le corsie dei reparti, quando ci sono i terapisti, non sono silenziose.

In fondo il fisioterapista d’Ospedale è un artista del Fai da te: crea ambienti riabilitativi con poco, con quello che trova nelle camere. L’essenziale è riuscire a recuperare la funzione persa o insegnare come poterla eseguire in modo nuovo o diverso. Allora ogni ambiente diventa riabilitativo: la camera, il bagno, il corridoio, e ogni oggetto è utile: il tavolo, lo specchio, il letto, la sedia, il lenzuolo.

I fisioterapisti non possono fare a meno di lavorare in Equipe. Avviene un continuo confronto con infermieri, medici, logopediste, OSS, psicologhe, terapisti occupazionali, assistenti sociali: l’Equipe riabilitativa votata solo a prendersi cura del paziente nella sua totalità dall’inizio del ricovero alla dimissione in sicurezza.

Flora Fogagnolo, Fisioterapista