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24 Lug 2018
Carlo Solbiati

Pittore anonimo
(attivo nella prima metà del XX secolo)

Carlo Solbiati
Olio su tela, cm. 70 x 53

Carlo Solbiati nacque a Busto Arsizio il 2 giugno 1875 da Michele (1831-1895) e da Caterina Bottigelli (1833-1906). Ancor giovane entrò nella ditta paterna, fondata nel 1878 e specializzata nella tessitura a mano del cotone, dove si realizzavano “diagonali, reps, Panama, Beawertings, fantasie seta artificiale, Moleskins destinati alle Indie Olandesi, al Levante, all’Africa e all’America”.
Insieme con i fratelli, in particolare Leopoldo (n. 64) la potenziò, aprendo due moderni stabilimenti: uno a Sant’Antonino, acquistato dalla Manifattura Italiana, ed uno in città, in fondo a via Umberto I, dopo il Ricovero di Mendicità.
Coniugatosi con Alba (Albina) Scotti, ebbe da lei un figlio, Enea, che continuò sulla scia imprenditoriale del padre.
Carlo Solbiati morì ancor giovane, di broncopolmonite, il 21 settembre 1927. La vedova ed il figlio, continuando l’esempio del congiunto, offrirono in sua memoria 50.000 lire in modo che l’Ospedale potesse ultimare il gabinetto di fisioterapia e di radiologia a cui tanto teneva il primario di allora, professor Giuseppe Solaro.
Il quadro con l’effigie di Carlo Solbiati fu donato dalla famiglia per essere esposto nella quadreria nel 1927.

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24 Lug 2018
Carlo Venzaghi

Carlo Grossi
(Carpi, Modena, 1857 – Milano, 1931)

Carlo Venzaghi
Olio su tela, cm. 82 x 65

Figlio del Cavaliere del Lavoro Achille Venzaghi (n. 29) e di Emilia Ferrari, Carlo nacque nel 1880 a Busto Arsizio. Dopo gli studi, entrò nella ditta fondata dal padre, rimanendo al suo fianco in ruoli tecnico-direttivi.
Nel secondo decennio del 1900 si impegnò particolarmente nell’amministrazione del Teatro Sociale, diventando prima sindaco, poi consigliere ed infine (1914) presidente del consiglio, “portando in periodi assai difficili all’amministrazione e alla gestione del Teatro Sociale largo contributo di operosità, di vera lungimiranza e di generosità personale”, come di lui ebbe a dire l’avvocato Carlo Castiglioni, suo successore nella carica di presidente.
Morì il 23 ottobre 1918 a Milano in seguito a malattia contratta mentre, richiamato, prestava servizio militare come tenente del 12° Cavalleggeri Saluzzo.
In sua memoria il padre, oltre ad un cospicuo lascito all’ospedale cittadino, istituì un Fondo Pensioni per i dipendenti del cotonificio divenuti inabili al lavoro ed una cassa di maternità per le proprie operaie gestanti.

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24 Lug 2018
Carolina Candiani Durini di Monza

Studio Varischi e Artico
(attivo a Milano agli inizi del XX secolo)

Carolina Candiani Durini di Monza
Carta all’albumina bromuro d’argento, cm. 60 x 42

Aloida Carolina Felicia nacque a Rho il 27 ottobre 1846 dal cavaliere Giovanni Candiani, proprietario di uno stabilimento tessile a Marnate, dove si produceva la tela “Olona” e di un elegante palazzo tardo-neoclassico in via Novara, ora Giuseppe Lualdi, e da Antonia Bossi (n. 11), possidente. Nel 1867 sposò nella chiesa di San Michele Giulio Durini, conte di Monza, avvocato, poeta e promotore della ferrovia della valle Olona. Dopo le nozze, allietate da sei figli, Carolina, forte dell’esempio del padre, spinse il coniuge ad aprire una tessitura. Pur risiedendo nell’aulica villa della famiglia Durini a Gorla Minore, dove morì nel 1922, Carolina Candiani rimase legata a Busto Arsizio e, sempre tramite il marito, fu parte decisiva negli avvii del Teatro Sociale, inaugurato nel 1891. Nel testamento, conservato nell’archivio dell’Ospedale, Carolina Candiani destinò 40.000 lire “per concorso dell’arredamento dei due padiglioni chirurgici”, 5.000 lire per l’istituto dei Cronici ed altre 5.000 per il Fondo Beneficenza riservato ai piccoli sussidi di povertà.

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24 Lug 2018
Carolina Della Bella Cardani

Angelo Cantù
(Milano, prima metà del XX secolo)

Carolina Della Bella Cardani
Olio su tela, cm. 76 x 56

Maria Carolina Luigia Della Bella nacque il 2 giugno 1863 da Giovanni, di professione mediatore, e da Giovanna Reguzzoni.
Si sposò nel 1884 con Giovanni Cardani (n. 36) che, dopo esperienze nella produzione del tessile in Sud America e presso la Giovanni Milani e Nipoti, aprì una tessitura con stabilimenti a Busto Arsizio e a Cairate. Dalla loro unione nacquero Luigi, che continuò l’attività paterna, e Maria, diventata in seguito la moglie del pittore Marcello Odilone.
Donna sensibile e particolarmente vicina alle attività di beneficenza del Santuario del Sacro Cuore, Carolina Della Bella non dimenticò l’Ospedale cittadino, come prova il generoso lascito alla sua scomparsa, avvenuta il 5 dicembre 1935.

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24 Lug 2018
Cesare Tosi

Waifron Torresan
(Villafranca di Verona, Verona, 1903 – Busto Arsizio, Varese, 1982)

Cesare Tosi
Olio su tela, cm. 70 x 50

Il distinto signore effigiato in questa tela da Waifron Torresan è Luigi Cesare Plinio Tosi, nato il 29 gennaio 1890 da Giuseppe, Pepinètu, “indoratore” che teneva aperto in via Milano un bazar di articoli da pittore, oggetti decorativi, quadri, stampe e cartoline della città in esclusiva, e da Rosa Bianchi, che s’erano sposati nel 1873 ad Olgiate Olona.
Con le sorelle ed il fratello, tutti non sposati, Cesare Tosi, di professione impiegato presso la Banca Popolare di Milano, ereditò una vasta porzione dell’antica casa addossata all’abside di San Giovanni dov’era il negozio paterno. Alla sua scomparsa, avvenuta il 7 maggio 1953, non avendo eredi, stabilì che la somma ricavata dalla vendita di questo edificio andasse all’Ospedale di Circolo.

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24 Lug 2018
Edoardo Gabardi

Carlo Bonomi
(Turbigo, Milano, 1880 – 1961)

Edoardo Gabardi
Olio su tavola, cm. 150 x 90

Nato nel 1871 da Giuseppe, che nel 1866 aveva incominciato una prima lavorazione ed un commercio di cascami in piazza Asilo (ora Trento e Trieste), Edoardo Gabardi continuò l’attività paterna potenziandola nella preparazione “di materie prime per filati di cotoni idrofili, ovatte, utilizzando fino all’ultimo scarto i residui di cotone e di altre fibre tessili”.
L’intraprendenza lo portò ad estendere la sua attività sia in campo finanziario sia in quello industriale, dove diventò consigliere del cotonificio di Besnate e Romagnano Sesia, comproprietario del Cotonificio Ponte San Marco e della Filatura di Cossato e presidente del Tubettificio Intrese “per la produzione di tubetti per filati da tessere e per cucirini”.
Fu in pratica nei consigli di tutti gli enti bustesi, da quelli assistenziali (Asilo Infantile, Orfanotrofio Maschile, Ospedale, Patronato dei Liberati dal carcere) a quelli culturali (Teatro Sociale, Società del Quartetto, Dante Alighieri).
Grazie alle sue elargizioni fu acquistata la colonia della Ceresola a Berbenno (Bg) e costruita quella Elioterapica; anche la chiesa di Sant’Edoardo potè essere innalzata grazie alla sua disponibilità. Furono numerose le onorificenze a lui assegnate: fra esse quella di Cavaliere del Lavoro nel 1942 e, nel 1958, la Civica Benemerenza della città di Busto Arsizio.
Si spense nel 1962, in tempo per non vedere demolita la grandiosa villa in via Mameli dove aveva vissuto dopo averla acquistata dal cav. Carlo Bossi.
La quadreria dell’Ospedale possiede di Edoardo Gabardi un altro ritratto, opera di Angelo De Bernardi, esposto nei corridoi secondari del Padiglione Centrale.

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24 Lug 2018
Edvige Gabardi Lualdi

Carlo Bonomi
(Turbigo, Milano, 1880 – 1961)

Edvige Gabardi Lualdi
Olio su tavola, cm. 70 x 50

Figlia di Edoardo (n. 53) e di Annetta Anzini (n. 44), Edvige Angela Giuseppina nacque il 14 aprile 1902.
Dopo gli studi compiuti nella città natale, sposò l’ingegner Angelo Battista Lualdi e con lui formò una delle coppie più ammirate ed eleganti in città.
Morì in un incidente automobilistico il 14 agosto 1936 a Baden bei Wien mentre con il marito faceva ritorno da Berlino, dove si era recata per assistere alle Olimpiadi, lasciando un figlio in tenera età: Edoardo Lualdi Gabardi, in seguito diventato corridore automobilista.

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24 Lug 2018
Eligio Milani

Carlo Grossi
(Carpi, Modena, 1857 – Milano, 1931)

Eligio Milani
Olio su tela, cm. 75 x 60

Nato il 12 maggio 1884 da Benedetto (n. 33), fondatore, nel 1870, della ditta Giovanni Milani e Nipoti, e da Carolina Tosi, Eligio Milani compì gli studi presso il collegio Rotondi di Gorla Minore e si specializzò nella computisteria e nella ragioneria, discipline che gli servirono al momento di entrare, con incarichi di responsabilità, nella ditta che il padre, alla scomparsa avvenuta nel 1906, lasciò in eredità a lui ed ai fratelli Luigi (n. 75), Giovanni (n. 77) e Giuseppe (n. 89). Purtroppo potè assolvere questi compiti solo fino al 1918, quando scomparve dopo breve malattia.
Eligio Milani non fu solo impegnato nella ditta, ma anche nelle attività di pubblica beneficenza tanto da succedere al padre nel consiglio di amministrazione della Congregazione di Carità, in quegli anni alle prese con la costruzione del nuovo ospedale.

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24 Lug 2018
Emilio Garavaglia

Mario Acerbi
(Milano, 1887 – Pavia, 1982)

Emilio Garavaglia
Olio su tela, cm. 74 x 56

Nato a Busto Arsizio nel 1878, Emilio Garavaglia era nipote di quell’Antonio che fin dai primi anni dell’Ottocento aveva aperto una ditta che si applicava pionieristicamente alla tintura dei filati.
Nel 1863, alla scomparsa di Antonio, le redini dell’impresa vennero prese dal figlio Giovanni e, nel 1899, i tre figli di questo aprirono tre ditte diverse: la Carlo Garavaglia, la Enrico Garavaglia e la Giovanni Garavaglia di Emilio. Quest’ultima, di fatto, continuava la ditta del nonno, che venne perfezionata dal titolare “con trasformazioni, ampliamenti e migliorie che la arricchirono e potenziarono di impianti e macchinari modernissimi così da organizzare la lavorazione e i processi di tintoria non secondi agli stabilimenti italiani del genere. Ai reparti di tintoria si susseguirono quelli degli appretti, della mercerizzazione e della stamperia di filati”.
Attento ai bisogni delle sue maestranze, Emilio Garavaglia, che aveva voluto per la sua ditta una sede “moderna” di gusto liberty in via d’Azeglio, progettata da Silvio Gambini, non mancò di far innalzare case per gli operai nelle immediate vicinanze dello stabilimento.
Fin dal 1922 fu socio accomandante della Banca Alto Milanese, fondata in quell’anno da Benigno Airoldi, Giuseppe Giorgetti e Alberto Saibene.
Emilio Garavaglia morì a Busto Arsizio nel 1945.

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24 Lug 2018
Enrico Candiani

Paolo Candiani
(Busto Arsizio, Varese, 1897 – 1981)

Enrico Candiani
Olio su tela, cm. 230 x 110

Nato il 1° novembre 1851 da Pietro e da Angiola Marinoni, Enrico Candiani assunse in ancor giovane età le redini dell’industria paterna, sita in via delle Scuole (ora G. B. Bossi), trasformandola nel 1876 in tessitura “Enrico Candiani”. La ditta, che in seguito ampliò la sua sede aprendola su via Umberto I (ora Fratelli d’Italia), aveva anche stabilimenti in via Palestro 14, a Fagnano Olona e a Sacconago e dava lavoro ad un numero rilevante di operai impegnati a produrre tessuti per pantaloni, biancheria, tovaglieria e per copriletti di cotone.
Enrico Candiani ebbe anche parte attiva nella conduzione amministrativa della città di Busto Arsizio e venne eletto più volte consigliere comunale, diventando anche assessore.
Fu presidente della Società Anonima del Teatro Sociale e, a lungo, consigliere della Congregazione di Carità alla quale, nel 1904, insieme con altri nove benefattori, decise di offrire un vasto terreno per costruirvi il nuovo ospedale.
In seguito, per ricordare i figli Umberto e Riccardo, prematuramente scomparsi, fece costruire a proprie spese un padiglione destinato alla Maternità ed alla Pediatria: ne fece stendere il progetto all’ingegnere Carlo Wlassics, che curò soprattutto la parte tecnica, ed al proprio figlio, architetto Paolo, che rese l’edificio “più di un sanatorio, una sontuosa villa dell’età sforzesca”.
Enrico Candiani morì a Busto Arsizio il 4 agosto 1926, pochi giorni prima che questo padiglione fosse inaugurato.

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24 Lug 2018
Enrico Castellanza

Mario Acerbi
(Milano, 1867 – Pavia, 1982)

Enrico Castellanza
Olio su tela, cm. 90 x 64

Nato nel 1869 da Giovanni e da Erminia Lualdi, Enrico Castellanza negli anni delle fortune tessili che avevano toccato la città di Busto Arsizio, seppe mettere a profitto la sua esperienza nel campo e con il socio e cognato Pietro Borri fondò nel 1911 una ditta di lavorazione dei tessuti di cotone “specialmente in fantasia con seta artificiale”, ditta che aveva sede in via Massimo d’Azeglio.
Uomo sempre disponibile verso le istituzioni assistenziali della città, non trascurò di fare ampie offerte, con la moglie Letteria Borri, al Santuario del Sacro Cuore, da lui abitualmente frequentato, all’erigenda Chiesa dei SS. Pietro e Paolo e all’Ospedale.
Enrico Castellanza scomparve il 25 novembre 1924, improvvisamente, nella sua casa di via Canova, lasciando ai figli Ettore e Carletto il compito di continuare l’attività imprenditoriale intrapresa.

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24 Lug 2018
Enrico Dell’Acqua

Pietro Sezenna
(attivo a Milano all’inizio del XX secolo)

Enrico Dell’Acqua
Olio su tela, cm. 76 x 57

Difficile condensare in poche righe l’avventura umana di Enrico Dell’Acqua, nato ad Abbiategrasso il 22 maggio 1851 da genitori bustesi. Dopo una prima esperienza nell’ambito della casa commerciale della famiglia della madre (la Pietro Provasoli, con sede in piazza della Fiera, ora Manzoni) e l’apertura di una sua tessitura a Castrezzato (Brescia), Dell’Acqua decise di andare a vendere direttamente i prodotti tessili, senza la mediazione dei grossisti, in un primo tempo nell’Italia meridionale e poi in America Latina, aprendo sedi a Buenos Aires, Montevideo e San Paolo del Brasile. Soprattutto in queste terre, grazie all’apertura di una Società di Esportazione a lui intitolata, della quale facevano parte numerosi altri industriali, egli potè diffondere le merci che uscivano dai cotonifici bustesi e non. Nel 1904, dopo duri scontri con i consiglieri della Società di Esportazione, si dimise da tutte le cariche che aveva nella stessa e fondò l’Accomandita Enrico Dell’Acqua & C., continuando con questa i suoi progetti. La sua vitale ed avventurosa attività – per ben 49 volte attraversò l’Atlantico! – gli procurò l’ammirazione di Luigi Einaudi che non mancò di definirlo il “principe mercante”. Enrico Dell’Acqua, nominato Cavaliere del Lavoro nel 1898, morì improvvisamente il 13 luglio 1910 negli uffici della sua Società in Foro Bonaparte a Milano; dopo i solenni funerali, fu sepolto al Cimitero Monumentale di Milano. La città di Busto Arsizio gli volle innalzare sulla piazza della nuova stazione un imponente monumento, opera dello scultore Enrico Saroldi, inaugurato dal principe Amedeo di Savoia-Aosta il 12 ottobre 1929.

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24 Lug 2018
Enrico Pozzi

Giannino Grossi
(Milano, 1889 – 1969)

Enrico Pozzi
Olio su tela, cm. 62 x 49

Figlio di Giuseppe, titolare dell’omonimo cotonificio di corso XX Settembre, e di Emilia Lualdi, del ramo Pastuèl, Enrico Pozzi nacque nel 1878 e fin da giovane collaborò nella ditta paterna, diventando con il fratello Luigi Emilio (n. 82) assegnatario della stessa e, nel 1916, consigliere delegato, allorchè il cotonificio si fuse con la “Tintoria Fratelli Lualdi”.
Enrico Pozzi fu attivo nella vita culturale e sportiva di Busto Arsizio: infatti fu console della zona per il Touring Club Italiano, membro del consiglio della Società Ginnastica “Pro Patria et Libertate” e consigliere del Teatro Sociale.
Dopo le nozze con Ester Nella Costa, da cui rimase presto vedovo, ebbe anche residenza a Milano.
Come altri membri della sua famiglia, volle ricordarsi nel testamento dell’Ospedale di Circolo, offrendo una consistente somma per l’ammodernamento ed il miglioramento dei servizi sanitari.
Morì nella sua casa di corso XX Settembre nel febbraio 1941.

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24 Lug 2018
Ernesto Travelli

Carlo Grossi
(Carpi, Modena, 1857 – Milano, 1931)

Ernesto Travelli
Olio su tela, cm. 75 x 60

Di famiglia originaria di Oleggio, Ernesto Travelli nacque a Busto Arsizio il 4 settembre 1848 dall’avvocato Carlo, figura eminente della comunità bustese e fondatore dell’Asilo Sant’Anna, e da Mariannina Rossi.
Laureatosi in Legge, fu a lungo consigliere comunale ed anche sindaco di Busto Arsizio nel 1884-85; in seguito, dal 1904, fu deputato del Consiglio Provinciale di Milano.
Personalità attenta ai problemi della città, fu presente là dove sentiva di essere necessario ed in particolare si impegnò nel consiglio di amministrazione dell’asilo fondato dal padre ed in quello della Congregazione di Carità, diventando nel 1896 presidente di quest’ultimo. In questa veste si adoperò per l’ampliamento del nosocomio e per la sistemazione dei malati cronici che vennero trasferiti dal fabbricato detto “delle Stelline” in una manica nuova dell’ospedale.
Fu membro del consiglio della Società Operaia di Mutuo Soccorso, fondata nel 1868, e presidente della Società Reduci delle Patrie Battaglie del mandamento.
Ernesto Travelli morì il 17 giugno 1924 e la sua tomba al cimitero cittadino fu ornata da un medaglione con la sua effigie, opera di Adolfo Wildt.

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24 Lug 2018
Este Gabardi

Carlo Bonomi
(Turbigo, Milano, 1880 – 1961)

Este Gabardi
Olio su tela, cm. 48 x 35

Unico ritratto di bambino presente nella quadreria dell’Ospedale di Busto Arsizio, l’effige di Este Bernardo Gabardi nato il 27 novembre 1903 da Edoardo (n. 53) e da Annetta Anzini (n. 44) e scomparso il 1° giugno 1912, ci porta ai tempi in cui la mortalità infantile, nonostante i progressi della medicina, era ancora alta e frequente. Proprio per incentivare studi e ricerche che la arginassero, i genitori del piccolo Este offrirono all’ospedale una generosa oblazione in suo ricordo.

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24 Lug 2018
Ettore Chierichetti

Ambrogio Riganti
(Busto Arsizio, Varese, 1903 – Jerago, Varese, 1966)

Ettore Chierichetti
Olio su tela, cm. 54 x 44

Nato il 17 agosto 1901 da Stefano (n. 52) e da Giuseppina Pozzi (n. 58), Ettore Chierichetti collaborò insieme con gli altri quattro fratelli – Giovanni, Pasquale, Ernesto e Ambrogio – alla conduzione della ditta “G. Chierichetti e Fratelli”, occupandosi in particolare dello stabilimento di Samarate, dove erano impiantati i telai per la lavorazione dei tessuti.
Sposato con Rita Arabini, ebbe da lei tre figli e, dopo una vita laboriosa, scomparve a Samarate, suo luogo di residenza, il 5 aprile 1965.
Come per i genitori, anche a suo nome i fratelli fecero un donativo all’Ospedale di Circolo che decise di porre il ritratto di Ettore Chierichetti nella Quadreria dei benefattori.

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24 Lug 2018
Felice Curti Sala

Pietro Murani
(attivo a Gallarate nella prima metà del XX secolo)

Felice Curti Sala
Olio su tela, cm. 60 x 50

Ragioniere ed amministratore fra i più in vista della città, marito di Maria Candiani (n. 63) di antica famiglia bustese che annoverava tra gli antenati il canonico pittore Biagio Bellotti, Felice Curti Sala, nato nel 1869, fu anche membro consigliere, nei primi anni del secolo, della Società Cooperativa Bustese per le Case Popolari che diede avvio all’edilizia destinata agli operai nei nuovi quartieri dei Frati e di via Goito.
Con gesto munifico dispose che alla sua scomparsa, avvenuta nel 1931, venissero beneficate, tramite il figlio Emanuele, alcune istituzioni bustesi fra cui, appunto, l’Ospedale.
Sulla sua tomba lo scultore milanese Alfredo Sassi ripropose nel bronzo una Deposizione che Biagio Bellotti alla metà del Settecento aveva dipinto nel cortile della casa di via San Gregorio dove aveva residenza.

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24 Lug 2018
Felice Stoppa

Luigi Cerudi
(attivo a Busto Arsizio agli inizi del XX secolo)

Felice Stoppa
Olio su tela, cm. 78 x 59

Ad offrire contributi, anche sostanziosi, all’erigendo ospedale di corso Italia, non furono soltanto grandi industriali o banche locali. Infatti, a scorrere l’elenco pubblicato nel 1912 dalla Congregazione di Carità o le lapidi all’ingresso monumentale dell’Ospedale Civico, si leggono nomi di professionisti, commercianti, sacerdoti, vedove e benestanti. Tra queste persone v’è anche Felice Stoppa, un distinto signore, elegante nella sua immacolata camicia su cui spicca un estroso papillon, nato il 2 ottobre 1864 da Martino e da Giuseppa Luraschi, originari di Albairate, e morto il 19 luglio 1910 nella nostra città.
Poche sono le notizie che si riferiscono a lui: fu sposo di Costanza Somasca; la loro figlia adottiva, Bice Maria, sposò l’ingegner Eugenio Prandina, figlio del professore Fabrizio, preside del Ginnasio bustese.
Il suo benessere gli derivava anche da una “fabbrica di scatole” di sua proprietà, situata tra corso XX Settembre e via Raffaello Sanzio, e da una casa d’affitto in via Milano 1.

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24 Lug 2018
Francesco De Meo

Pietro Sezenna
(attivo a Milano agli inizi del XX secolo)

Francesco De Meo
Olio su tela, cm. 78 x 60

Nato nel 1864, Francesco De Meo trovò a Busto Arsizio la compagna della sua vita: Vittoria Introini, donna partecipe ai problemi dell’assistenza in città tanto da diventare prima presidentessa dell’Orfanotrofio Maschile e ispettrice delle scuole elementari.
Nel 1906 il De Meo, che aveva assunto qualche funzione nell’ambito delle attività della famiglia Introini, stilò un testamento che nominava la moglie erede universale, “imponendole però l’onere di impiegare annualmente il superfluo delle rendite in due distinti depositi, l’uno dei quali a favore dell’erigendo Ospedale di Busto Arsizio”. Secondo le volontà, parte di questo lascito doveva servire all’acquisto di apparecchi medico-chirurgici e per l’istituzione di una borsa di studio. Il cospicuo lascito, anche per volere della moglie, fu costituito in Ente Morale, amministrato dalla Congregazione di Carità, col titolo di Amministrazione Fondo De Meo.
Recentemente l’Amministrazione dell’Ospedale, rispettando una clausola del testamento che prevedeva la cura della tomba nel cimitero, ha rinnovato la concessione della stessa garantendole una continuità nel nome della coppia De Meo-Introini, che era stata così sollecita ai bisogni della città.

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24 Lug 2018
Giovan battista Provasoli

Stefano Bersani
(Melegnano, Milano, 1872 – Lora, Como, 1914)

Giovan Battista Provasoli
Olio su tela, cm. 60 x 45

Appartenente ad una famiglia fra le prime ad impiantare una fabbrica di tessitura già menzionata dal Ferrario, Giovan Battista Provasoli (dal nome del nonno, mercante di manifatture tra i più importanti di Busto nei primi decenni dell’800) nacque a Busto Arsizio il 7 settembre 1826 e morì nel 1904 a Milano, dove risiedeva in corso Magenta 42.
Legato in parentela con Benigno Crespi, proprietario del “Corriere della Sera”, e con Enrico Dell’Acqua (n. 28), Provasoli si impegnò nella gestione della ditta familiare di cui si perdono le tracce all’inizio del XX secolo.
Uomo attento ai bisogni della città, fu vicino alle istituzioni benefiche della stessa, incontrando sempre stima e fiducia, come prova anche un appunto di monsignor Tettamanti che intendeva nominarlo nel Consiglio Direttivo dell’Asilo Sant’Anna.
Sempre munifico verso la Congregazione di Carità, elargì, secondo i documenti reperiti nell’archivio dell’Ospedale, “24 cartelle fondiarie di lire 500 per l’istituzione di due letti” e, alla sua scomparsa, destinò un lascito di lire 100 di rendita divisibile fra l’Asilo Infantile “San Giuseppe” di Piazza Fiera (ora Manzoni) dove “la maggior parte dei bambini è accettata gratuitamente”, e la Congregazione di Carità che assunse l’impegno di destinare la somma all’Ospizio dei Cronici.

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24 Lug 2018
Giovanna Bernocchi Venzaghi

Mario Ornati
(Vigevano, Pavia, 1887 – Milano, 1955)

Giovanna Bernocchi Venzaghi
Olio su tela, cm. 64 x 54

Nata a Legnano il 22 settembre 1872 da Rodolfo, che aveva aperto una lavorazione di candeggio in uno stabilimento lungo l’Olona, Giovanna Bernocchi, chiamata familiarmente Giannina, sposò Pietro Venzaghi (n. 74), anch’egli industriale tessile, e gli diede sei figli fra cui Aldo (n. 98), caduto per la patria nel 1918.
Donna vitale ed energica, dedita alla famiglia e alle opere assistenziali – ebbe un ruolo di primo piano nel Sottocomitato bustese della Croce Rossa durante e dopo la prima guerra mondiale – amò la musica, partecipando con autentica passione alle serate operistiche e concertistiche del Teatro Sociale.
Con la somma ottenuta dalla liquidazione del fratello Antonio (1859-1930), senatore del Regno e continuatore a Legnano del cotonificio di famiglia, Giannina Venzaghi acquistò una vastissima azienda agricola nel Milanese, azienda che seppe gestire in maniera adeguata fino alla scomparsa, avvenuta nella casa di via Mazzini l’8 luglio 1945.

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24 Lug 2018
Giovanna De Bernardi Garavaglia

Cesare Fratino
(Milano, 1886 – 1969)

Giovanna De Bernardi Garavaglia
Olio su tela, cm. 97 x 74

Nata il 18 aprile 1873 da Pietro, già titolare di un’amideria in corso XX Settembre e da Maria Ruggeri, Giovanna De Bernardi si coniugò con Emilio Garavaglia (n. 67) titolare dell’omonima tintoria di via Massimo d’Azeglio.
Donna sensibile ed elegante, oltre ad essere un’attenta madre ed una perfetta padrona di casa, non mancò di essere presente negli enti assistenziali della città, privilegiando quelli del Santuario del Sacro Cuore, di cui era assidua frequentatrice.
Si spense improvvisamente l’11 febbraio 1925 ed il marito ed i figli vollero che rimanesse in città un ricordo di lei, devolvendo a tale scopo ad alcune istituzioni benefiche fra cui l’Ospedale ampie offerte.

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24 Lug 2018
Giovanni Colombo

Luigi Fiori
(attivo nel XX secolo)

Giovanni Colombo
Olio su tela, cm. 60 x 50

Nato a Busto Arsizio il 17 dicembre 1879, Giovanni Colombo, con grande spirito d’iniziativa, costituì nel 1919 una società in accomandita a suo nome, trasformata nel 1928 in Tessitura Giovanni Colombo. Essa aveva uno stabilimento a Morazzone e la sede con la tessitura in via Mameli, sull’angolo con via Nino Bixio, dove era anche l’abitazione del principale, in un’elegante villa progettata nel 1911 da Silvio Gambini.
La ditta era specializzata “nella produzione di stoffe per pantaloni, gabardine, zephirs, flanelle in genere” diffuse, a lavorazione conclusa, in Sud America, Egitto ed Europa orientale.
Coniugato con Corinna Belvisi, Giovanni Colombo ebbe da lei tre figli – Mario, Gino e Franco – che alla sua scomparsa, avvenuta il 12 marzo 1958, continuarono l’attività paterna.

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24 Lug 2018
Giovanni Cozzi

Pino Rusconi
(attivo nella prima metà del XX secolo)

Giovanni Cozzi
Olio su tavola ovale, cm. 54 x 44

Giovanni Cozzi nacque il 17 gennaio 1863 da Luigi e Giovanna Aspesi a Busto Arsizio ed in questa città fondò nel 1892 una ditta a suo nome specializzata nella fabbricazione di “tralicci, flanelle, brillantine e canapine di cotone e iuta, rasati spinati per materassi, oxfords, coutils, camicie colorate” esportati in Oriente e Sud America. Questa importante ditta aveva sede in via Confalonieri 5 e stabilimenti a Dairago, a San Macario presso Samarate e a Casorate.
Coniugato con Rosa Lattuada, Giovanni Cozzi ebbe tre figli: Giuseppina, Giovanna e Luigi. Quest’ultimo, che fu anche presidente della Pro Patria negli anni Trenta, continuò l’attività intrapresa dal padre fino alla definitiva chiusura della ditta.
Giovanni Cozzi scomparve il 30 novembre 1927, riservando nel suo testamento larghe offerte all’Ospedale di Circolo ed alla chiesa di San Michele di cui era parrocchiano.

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24 Lug 2018
Giovanni Milani

Lodovico Zambeletti
(Milano, 1881 – 1966)

Giovanni Milani
Olio su tela, cm 65 x 60

Figlio di Benedetto (n. 33) e di Carolina Tosi del ramo Bilitrú, Giovanni Milani, nato a Busto Arsizio il 19 maggio 1882, fu mandato dal padre, dopo i primi studi al Collegio Rotondi di Gorla Minore, in Germania ed in Svizzera per approfondire e sviluppare le conoscenze tecniche, meccaniche e chimiche necessarie per le tante lavorazioni del tessuto che si effettuavano presso il Cotonificio Milani e Nipoti di proprietà della famiglia.
Dopo il servizio militare svolto nell’artiglieria a cavallo, Giovanni Milani entrò con compiti direttivi nell’azienda paterna, a fianco dei fratelli Luigi (n. 75), Eligio (n. 83) e Giuseppe (n. 89), determinando con loro il suo grandioso sviluppo.
Nell’ambito familiare fu la persona che seguì più da vicino le vicende dell’ospedale facendo anche parte del consiglio di amministrazione ai tempi del professor Solaro, di cui era grande amico.
Il cav. Giovanni Milani si spense nel 1951, appena due mesi dopo la scomparsa del fratello Luigi.

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24 Lug 2018
Giovanni Xeconti

Ugo Galvagni
(Firenze, 1867 – Alessandria d’Egitto, 1942)

Giovanni Xeconti
Olio su tela, cm 130 x 86

Nato a Venezia nel 1865, dopo gli studi in un collegio di Schwiz, dove approfondì la conoscenza della lingua tedesca, fu assunto dalla Manifattura Tosi di Busto Arsizio e lì conobbe la figlia del principale, Zita, che sposò nel 1891, avendo da lei ben cinque figli. Da allora entrò nella conduzione dell’azienda che negli stabilimenti di corso XX Settembre a Busto, di Castellanza – uno in via Olona, l’altro alla Garottola – di Milano e di Novara lavorava il cotone in tutto il suo ciclo. A fianco del suocero fu attento ai problemi delle maestranze e fece istituire per loro una cassa mutua e polizze di assicurazione, favorendo inoltre l’idea del suocero di creare per i propri dipendenti case decorose e confortevoli con “ricchezza di verde” attorno. Alla scomparsa di Roberto Tosi (n. 26), nel 1911, fu il continuatore delle sue imprese, diventando consigliere delegato e direttore generale della Manifattura Tosi. Uomo elegante, “di un’ascendenza di distinto ceto, orgogliosamente esibita” ed inserito nella società mondana cittadina che si ritrovava al Sociale o nelle feste date nelle case private, fu partecipe degli albori dello sport bustese, diventando presidente della Società Ginnastica Bustese al momento della sua fondazione, nel 1896, e consigliere della Società Mandamentale di Tiro a Segno, con poligono in brughiera di Fagnano Olona. Anche Giovanni Xeconti fu tra i primi sottoscrittori, con la quota di lire 5.000, dell’erigendo nuovo Ospedale. Morì improvvisamente, a Milano, nella sua casa di via Montebello 30, nel 1915; le sue spoglie furono collocate nella cappella funeraria del suocero, caratteristica per la sua forma di piramide – il progetto era dell’ingegnere Amedeo Fontana – recentemente smantellata di tutte le suppellettili e le lapidi originarie e passata in proprietà ad altra famiglia.

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24 Lug 2018
Giuseppe Borri

Carlo Grossi
(Carpi, Modena, 1857 – Milano, 1931)

Giuseppe Borri
Olio su tela, cm. 73 x 60

Nato a Busto Arsizio nel 1867 da Ambrogio, calzolaio, e da Crispina Crespi, Giuseppe Borri a nove anni lavorava già col padre. Alla scomparsa della madre, fu mandato da parenti a Milano e a quattordici emigrò là dove erano “conosciuti e praticati dei sistemi meccanici per la produzione delle calzature”. Nel 1892, tornato a Busto, aprì in vicolo Albrisi la ditta Borri Giuseppe, la prima in Italia specializzata nella fabbricazione meccanica delle calzature “cucite a guardolo col sistema Goodyear (o norvegese, con la cucitura grossa e assolutamente impermeabile), installando macchinari germanici; non pago però del loro rendimento, nel 1900, non esitò a trasformare il suo impianto con l’adozione delle più perfette macchine americane esposte all’Esposizione di Parigi”. Nel 1908 la Borri Giuseppe fu assorbita nel Calzaturificio Lombardo Borri e Vitale, essendo entrato il Borri in società con i fratelli Oreste e Pio Vitale. Per le novità tecnologiche introdotte nella lavorazione delle calzature tale ditta fu premiata nel 1909 con una medaglia d’oro ed un diploma dal Ministro dell’Industria e Commercio. In seguito, sciolta la società con i Vitale, Giuseppe Borri fondò l’omonimo calzaturificio che trovò elegante e funzionale sede negli stabili a fianco delle Ferrovie dello Stato di allora. Nel 1916 il Borri ricoprì la carica di Ispettore Generale per la fabbricazione delle calzature civili. Sempre disponibile alla beneficenza, alla sua scomparsa, avvenuta il 15 dicembre 1926, stabilì che fosse destinata alla Congregazione di Carità una sostanziosa cifra. In seguito la moglie Rosa Bottigelli (n. 60) e i figli fondarono a suo nome la Casa di Riposo per “persone del medio ceto” annessa all’Istituto della Provvidenza. Sempre in suo ricordo la famiglia volle donare alla chiesa dei SS. Apostoli l’altare maggiore.

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24 Lug 2018
Giuseppe Candiani

Giuseppe Molteni
(Affori, Milano, 1800 – Milano, 1867)

Giuseppe Candiani
Olio su tela, cm. 87 x 70

Nipote di Biagio Bellotti (n. 2) che lo ospitò “in casa come figlio, lo istruì nella pittura e gli garantì la successione nel suo canonicato ottenendo dalla Santa Sede la dispensa per poterglielo rinunziare”, Giuseppe Candiani, nato a Busto Arsizio nel 1750 da Liborio e Maddalena Bellotti, diventò sacerdote e canonico di San Giovanni.
Parente di un altro canonico della Collegiata, Leopoldo (1751-1819) che alla sua scomparsa aveva offerto una pingue somma per l’erezione dell’ospedale, Giuseppe, come si può leggere in una lapide un tempo murata nel vecchio ospedale ed ora sulla controfacciata della chiesa di S. Giuseppe, “…erectionem nosocomii/primus curavit vivus/atque universi patrimonii istituit” [curò in vita l’erezione di questo ospedale ed alla sua morte lo istituì erede di tutto il suo patrimonio]. Un patrimonio del tutto ragguardevole costituito da lire milanesi 24.000 e da altre sostanze risultate del valore netto di altre lire 71.039. Giuseppe Candiani morì il 22 marzo 1831 nel borgo natale e la direzione della Congregazione di Carità, visto il ricco lascito, commissionò a Giuseppe Molteni il ritratto che fu esposto l’anno successivo a Brera.
Il dipinto è stato restaurato da Isabella Pirola in occasione della mostra Accoppiamenti giudiziosi (2004-2005).

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24 Lug 2018
Giuseppe Castiglioni

L. Tosi
(attivo nel XX secolo)

Giuseppe Castiglioni
Olio su tela, cm. 64 x 50

Nato il 6 giugno 1864 da Francesco e Paola Tosi, Giuseppe Castiglioni nel 1888 fondò con Vittorio Lissoni una tessitura meccanica che nel 1907, a seguito della partecipazione in essa dell’onorevole Carlo Dell’Acqua, fu denominata “Cotonificio Dell’Acqua, Lissoni e Castiglioni” (la sede era in via XX Settembre 9 e lo stabilimento era situato in via Verdi, parte dell’attuale viale Duca d’Aosta).
Da subito consigliere e direttore generale dell’importante fabbrica di “tessuti lisci e operati, tovaglieria e biancheria, asciugamani e foderami, telerie, fantasie, jacquards destinati all’America del Sud, all’India, alla Romania e alla Bulgaria”, il Castiglioni, nel 1926, alla scomparsa del Lissoni, ne divenne il presidente. Uomo partecipe della vita bustese, fu consigliere dell’Ospedale, del Teatro Sociale, della Società Ginnastica Bustese e della Società di Cura Climatica della Bernaga. Con la moglie, Beatrice Bottigelli, fu particolarmente vicino alle opere di beneficenza della Parrocchia di San Giovanni, godendo dell’amicizia e della stima di monsignor Paolo Borroni al quale offrì di rinnovare, ovviamente a sue spese, la copertura in rame della cupola di Santa Maria. Nel 1924 Giuseppe e Beatrice Castiglioni offrirono all’Ospedale, allora diretto dal professor Solaro, un’ingente somma per il nuovo impianto di “raggi ultravioletti, diatermia e bagni idro-elettrici”.
Giuseppe Castiglioni, che abitava in un elegante palazzetto in piazza Garibaldi, scomparve nella città natale il 18 giugno 1932.

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24 Lug 2018
Giuseppe Crespi

Guglielmo Ferri
(Udine, attivo nei primi decenni del XX secolo)

Giuseppe Crespi
Olio su tela, cm. 80 x 60

Nato a Busto Arsizio il 3 dicembre 1847 da Giovanni, del ramo Legorino, di professione sellaio, e da Giovannina Bottigelli, Giuseppe Crespi si trasferì presto a Milano, prendendo residenza in una signorile casa di via Saffi 7. Nel testamento redatto il giorno di Natale del 1911, dopo aver riservato sostanziosi lasciti ai fratelli Carlo e Benedetto, alla sorella Felicita e alle cognate Emma Brailer, Maria Zanibelli e Maria Gagliardi, non volle dimenticare gli enti d’assistenza della città che lo vide nascere, offrendo 20.000 lire al nuovo Ospedale, 5.000 lire rispettivamente al Ricovero di Mendicità ed all’Asilo Infantile e 15.000 al Comune perché le destinasse, in parti uguali, alla Scuola Tecnica Pareggiata, alla Scuola Elementare Maschile ed a quella Femminile. La rendita di questa ultima somma avrebbe dovuto servire per premi annuali agli alunni meritevoli, premi intitolati ai genitori e alle tre sorelle Carolina, Felicita e Rosa, “le prime due già maestre per oltre quarant’anni” nelle scuole elementari bustesi.
Di professione Ispettore del Demanio e delle Tasse sugli affari del V Circolo di Milano, professione che gli permise di vivere in discreto benessere, fece viaggi pressochè in tutti gli stati d’Europa, portando da essi innumerevoli ricordi che volle destinare, sempre a leggere il testamento, agli amici più cari, fra cui i bustesi Achille Venzaghi (n. 29), Gaspare Gussoni, Tito Crespi, Ercole Pozzi, Vittorio Lissoni e Giovanni Milani (n. 77).
Il cavaliere Giuseppe Crespi si spense a Carate Lario, dove aveva una casa di vacanza, il 19 marzo 1918.

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