Adolescenti: smartphone, internet e social network. Quali rischi?

Intervista alla Dott.ssa Mariarosa Ferrario, Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale  di Neuropsichiatria Infantile (NPI) del Presidio Ospedaliero di Gallarate


Redazione Web: Buongiorno dott.ssa Ferrario, oggi le sottoponiamo un argomento molto discusso tra i genitori di ragazzi adolescenti, ovvero l’utilizzo da parte dei ragazzi di internet e dei social network (facebook, instagram, twitter, tik tok ecc..).

E’ ormai diventata una prassi comune regalare al proprio figlio un cellulare personale, uno smartphone (ormai esistono solo quelli!). Uno strumento dalle potenzialità illimitate, che non serve solo per telefonare, ma anche per navigare in internet ed accedere a  social network come facebook, instagram, tik tok ecc….

Partiamo quindi da una domanda che tutti i genitori si fanno prima o poi… a che età è preferibile concedere il cellulare personale al ragazzo?

Mariarosa Ferrario: Una domanda complessa perché negli ultimi anni stiamo assistendo ad un aumento dell’uso del cellulare sempre più precoce, già fra i 6-10 anni. Nato per facilitare la comunicazione e i rapporti interpersonali lo smartphone  di fatto è diventato un oggetto tuttofare che serve anche per guardare video online, ascoltare  musica, navigare nelle  reti sociali , perfettamente integrato nella quotidianità di adulti, adolescenti e bambini.

I bambini iniziano ad avvicinarsi già nei primi anni di vita utilizzando quello dei genitori che loro stessi porgono al bambino spesso in modo consolatorio per affrontare i momenti di attesa ,per superare crisi di agitazione o di pianto , come intrattenimento ludico.

Di fatto i bambini, spinti anche dalla sollecitazione  sociale, sentono sempre più precocemente il bisogno di averne uno proprio soprattutto quando il confronto con i pari ne alimenta  il desiderio. A questo punto molto spesso i genitori  si ritrovano di fronte al dilemma del  cosa fare . C’è chi vorrebbe andare controcorrente , chi non vorrebbe invece alimentare frustrazione e senso di inadeguatezza e chi sente  di dover potenziare nei figli la competenza tecnologica ormai sentita indispensabile  nella società attuale.  Non esiste una risposta esaustiva  ,la decisione deve maturare  all’interno delle singole  famiglie . Certamente consentire l’uso del cellulare personale precocemente , per esempio in età di scuola primaria deve essere una decisione ben ponderata ,frutto di una riflessione rispetto alle caratteristiche del proprio figlio/a,  quale se è in grado di gestire la complessità dello strumento, se sa difendersi da eventuali messaggi o chiamate improprie, se sa distinguere ciò che è adatto per sé e cosa non lo è, se sa spegnerlo al momento giusto e quindi farne un uso consapevole  e responsabile .

RW: Quali sono, nella sua esperienza, i rischi di un utilizzo troppo precoce dello smartphone e di conseguenza di internet e social network?

Mariarosa Ferrario: L’utilizzo di smartphone, tablet, videogames sta modificando il modo in cui i bambini e gli adolescenti apprendono , giocano e interagiscono fra loro. Le ricerche ci dicono che in Italia 7 bambini su 10 preferiscono giocare con il cellulare piuttosto che giocare all’aria aperta .  Dai dati Censis rileviamo che nella fascia 4-10 anni il 17,6% dei bambini usa regolarmente il cellulare, il 6,7% il pc fisso, il 24 % il portatile e il 32,7 % il tablet.  I risultati degli studi sugli effetti dell’uso della tecnologia nei bambini al momento attuale non sono sempre univoci e sono  necessari ulteriori studi di approfondimento. Tuttavia è abbastanza consolidata l’idea che sia da evitarne l’uso al di sotto dei 2 anni e in modo estremamente limitato dai 2 ai 5 anni.

A fronte di effetti riconosciuti positivi del digitale ,per esempio sull’apprendimento , sulle funzioni cognitive come  memoria, percezione, capacità di problem solving, si iniziano a delineare anche possibili effetti negativi .

Favorisce la sedentarietà, mentre i bambini hanno bisogno di muoversi, di sperimentare il movimento del proprio corpo nello spazio. Può produrre disturbi della vista, del sonno  con difficoltà all’addormentamento per la diffusa abitudine di usare il cellulare prima di addormentarsi o di notte. L’uso massiccio del digitale potenzia il canale visivo ma riduce la capacità di ascolto, sottrae tempo alla  relazione con l’adulto con svantaggio nell’evoluzione  delle abilità linguistiche, e priva i bambini dei momenti di attenzione condivisa con l’altro e di reciprocità sociale indispensabili per uno sviluppo armonico .

L’accesso rapido a molteplici informazioni, l’utilizzo immediato e intuitivo nella  logica del “ tutto e subito” riduce i tempi dell’attesa che implica la capacità di gestire le proprie emozioni, le ansie  e le paure , la curiosità , la ricerca, la lentezza, condizioni qualificanti nella  costruzione del Sé.

Inoltre non bisogna dimenticare che il web non è un luogo sicuro per i bambini e i ragazzi , ma li espone a messaggi sommersi , a contenuti non adeguati per l’età, a subire truffe o ricatti , a fare incontri virtuali pericolosi e non protetti che molto spesso non sono in grado di gestire, a subire minacce o ingiurie dai coetanei , pensiamo al cyberbullismo di cui la cronaca ormai frequentemente ci informa.

E ancora l’utilizzo sempre più diffuso di videogames con contenuti violenti può comportare per soggetti fragili una difficoltà nel differenziare fra reale e immaginario con conseguenze negative sul comportamento e la vita sociale.

RW: L’essere connessi in rete, lo abbiamo visto anche durante il lockdown, ha anche i suoi lati positivi, perché ha permesso agli adolescenti di “sentirsi” quotidianamente con i propri compagni ed amici. Bloccare quindi l’accesso a internet o social, anche tramite uno smartphone, può essere controproducente, ma cosa può fare un genitore per controllare il proprio figlio senza opprimerlo?

Mariarosa Ferrario: L’emergenza Covid 19 ci ha messi tutti nella condizione di potenziare l’uso della tecnologia in tutti gli  ambienti di vita come modalità di superare i limiti imposti dal locKdown scoprendone  tutta la potenzialità d’utilizzo anche in periodi al di fuori della crisi. Il lockdown ha consolidato l’iperconnessione  non solo degli adolescenti ,  che già normalmente trascorrono molte ore connessi ma anche degli adulti , molti dediti allo smart working, o dei bambini per la didattica a distanza. Così a fronte dei dati riferiti nel report dell’UNICEF in cui  un terzo dei bambini nel mondo non sono stati in grado di accedere alla didattica a distanza , molti hanno aggiunto alle ore già normalmente trascorse in rete quelle della didattica online. Certamente  in particolare lo smartphone , diffuso in modo molto più capillare del computer nelle case,  è diventato uno strumento indispensabile per mantenere le relazioni a distanza, per i bambini vedere i propri insegnanti, i nonni , gli amici e i compagni, per gli adolescenti mantenere la rete amicale e il bisogno di relazioni sociali tipico dell’età. I ragazzi con fragilità sociale hanno anche vissuto meglio di altri il lockdown rimanendo in contatto , ma al tempo stesso sentendosi protetti a casa . Anche l’OMS ha rivalutato l’utilità dei videogames come mezzo pensato per unire anziché isolare in periodo Covid promuovendo una campagna per restare a casa a giocare ai videogiochi da soli o insieme .  Quello che può succedere è quello che stiamo verificando ,che alcuni ragazzi hanno continuato a rimanere connessi per molte ore al giorno anche dopo il lockdown con difficoltà a ritornare ai ritmi antecedenti.

Non è facile per i genitori a volte trovare linee  educative coerenti. La cosa principale è riattivare il dialogo con i figli , cercare il più possibile di comprendere come si svolge la loro vita online , arrivare ad un accordo su alcuni punti significativi come per esempio  evitare l’utilizzo a tavola, di notte, offrire delle alternative di occupazione del proprio tempo libero.

La rete ha un grande fascino ed è frequente che ragazzi/e si sentano “immuni”, un po’ onnipotenti ed esperti della navigazione digitale, spesso  convinti di poter essere “anonimi “ fruitori. Di fatto in internet quasi niente è segreto e le informazioni possono essere conservate molto  a lungo. Per questo è importante diffondere una cultura della sicurezza online per un uso critico e consapevole degli strumenti digitali.

RW: Quali consigli darebbe ai genitori di ragazzi adolescenti per affrontare meglio l’argomento?  Quali segnali di disagio devono essere tenuti sotto controllo dai genitori?

Mariarosa Ferrario: Per gli adolescenti di oggi cresciuti in una realtà già immersa nella tecnologia , il mondo virtuale è un luogo familiare dove coltivare relazioni, vivere esperienze, affrontare i compiti evolutivi connessi alla definizione dell’immagine di sé e alla nascita sociale. Il telefonino vissuto come un prolungamento del proprio corpo è anche un modo di sperimentare l’autonomia dai genitori pur rimanendo in contatto.

La prima cosa importante che mi sento di sottolineare è che il problema non è la tecnologia di per sé , ma semmai l’uso improprio .

Oggi proprio perché l’uso della tecnologia è così diffusa e pervasiva diventa  difficile per i genitori distinguere fra un uso fisiologico e una dimensione disfunzionale così come rilevare i segnali di disagio che possono emergere  in modo sommesso e per questo sottovalutati.

Ad esempio vanno tenuti in considerazione : cambiamenti nello stile di vita con diminuzione delle attività abituali e contestualmente aumento del tempo trascorso connessi alla rete, disinvestimento nello studio, irrequietezza, irritabilità, cambiamenti d’umore, ansia, tratti depressivi, disturbi del sonno fino all’inversione dei ritmi sonno-veglia. In alcuni adolescenti il tempo trascorso collegati alla rete può arrivare a coprire  gran  parte delle  loro giornate  fino al ritiro sociale . Anche in questi casi il ritiro nella rete non è la causa, ma un segnale di disagio, un tentativo di lenire la sofferenza, di tenere  a distanza la relazione corporea con gli altri e il senso di inadeguatezza che ne  deriva.

RW: in caso di problematiche legate all’utilizzo di internet o dei social network cosa può fare un genitore?  A chi può rivolgersi?

Mariarosa Ferrario: L’utilizzo di  internet e dei social network ,come abbiamo  visto,può esporre bambini /e e ragazzi /e a rischi. Lo sguardo attento e non giudicante del genitore può aiutare i figli ad affrontare situazioni di difficoltà . Una delle funzioni importanti dei genitori è quello di proteggere e tutelare. Per esempio quando si viene a sapere che il proprio figlio/a sia vittima di manipolazione psicologica ( grooming), condivisione incontrollata di foto personali a sfondo sessuale  (sexting) , subisca insulti, minacce,  ingiurie (cyberbullismo), sia malauguratamente  entrato a far parte del  gioco d’azzardo (gambling) etc.. In tutti questi casi i genitori devono prontamente rivolgersi alla Polizia Postale che è un reparto specializzato della Polizia di Stato con persone esperte che possono aiutare ad affrontare   il problema .  Inoltre in queste situazioni o quando si notano segni di malessere, difficoltà a gestire l’uso della tecnologia fino quasi a una dipendenza (internet addiction ) è utile rivolgersi a specialisti dell’età evolutiva ( psicologo, neuropsichiatra) che possano aiutare  genitori e figli a riaprire la comunicazione, esplorare le dinamiche relazionali sottostanti, comprendere ed elaborare il disagio che ha generato dinamiche disfunzionali.

L’attività di prevenzione è sempre più importante dell’attività repressiva,una prevenzione partecipe che inizia precocemente in una dimensione educativa relazionale  che tenga conto dei bisogni affettivi, sociali, di conoscenza ,nei diversi momenti della crescita.