I Disturbi del Comportamento Alimentare: quali sono e chi ne è soggetto.

Intervista alla Dott.ssa Mariarosa Ferrario, Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Neuropsichiatria Infantile (NPI) del Presidio Ospedaliero di Gallarate


Redazione Web: In che cosa consistono i Disturbi del Comportamento Alimentare?

Mariarosa Ferrario:  I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o da comportamenti inerenti l’alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo di cibo e compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale. I più frequenti sono l’anoressia nervosa, la bulimia e il disturbo da alimentazione incontrollata. Si manifestano prevalentemente in età adolescenziale e giovane adulta, fra i 12 e i 25 anni, anche  se negli ultimi anni si assiste sempre più ad un preoccupante abbassamento dell’età d’esordio. Interessano il 5% della popolazione, l’8-10% delle ragazze e l’0,5-1% dei ragazzi soffrono di anoressia-bulimia e  il  95% sono donne.

L’anoressia nervosa si caratterizza per il tentativo di controllare il senso di fame e la concentrazione ossessiva dei pensieri attorno al cibo. Interessa maggiormente il sesso femminile e le femmine sono interessate 10 volte più frequentemente  dei maschi. Gli elementi salienti sono: restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alla necessità con significativa perdita di peso, intensa paura di aumentare di peso, distorsione dell’immagine corporea, iperattività con aumento dell’attività sportiva e di fitness. Con il rifiuto del cibo si cerca un’illusoria autonomia da ogni bisogno e desiderio e attraverso il controllo del cibo si tenta di arginare il contatto con le emozioni e le relazioni che non si riescono  a controllare. La persona anoressica persegue un ideale di magrezza irraggiungibile, rispetto al quale si sente sempre inadeguata. Nonostante la magrezza estrema il corpo viene percepito sempre troppo grasso in una spirale negativa che può anche arrivare a mettere in pericolo la vita.

La bulimia nervosa si definisce per episodi ricorrenti di abbuffate compulsive ( ingestione di una grande quantità di cibo in poco tempo), senso di mancanza di controllo sul mangiare, comportamenti impropri di compenso come vomito autoindotto, eccessivo uso di lassativi o diuretici, digiuni o eccesso di attività fisica. Le crisi bulimiche avvengono di solito in solitudine con senso di colpa. Si associa molto spesso ad un senso di vuoto soggettivo incolmabile che si cerca di riempire con il cibo.

Il disturbo da alimentazione incontrollata ( o Binge eating disorder ) può insorgere a qualsiasi età dall’infanzia all’età adulta. Comporta mangiare grandi quantità di cibo in poco tempo anche se non ci si  sente affamati, marcato disagio e senso di colpa per le abbuffate, ma a differenza della bulimia nervosa non si associa a comportamenti compensatori.

Negli ultimi anni stanno avendo un certo rilievo nuove forme di disturbi alimentari come la bigoressia (  o vigoressia  )  e l’ortoressia nervosa.

La bigoressia o vigoressia consiste in una preoccupazione eccessiva per le forme del corpo, per non essere abbastanza prestante ed interessa in particolare i frequentatori di palestre e appassionati di body building con prevalenza nel sesso maschile. La preoccupazione per un supposto difetto nell’aspetto fisico causa disagio e disturbo del funzionamento sociale. Ne consegue un’ossessione per la dieta rigida e aumento dell’attività fisica per incrementare la muscolatura, eccessivo uso di integratori alimentari.

L’ortoressia nervosa è un’ossessione per i cibi sani, corretti. Comporta restrizione dietetica, rituali legati all’alimentazione, rigido evitamento di alimenti considerati non sani e impuri fino a carenze nutrizionali, disagio psichico e compromissione della qualità di vita.

RW: Da che cosa si può riconoscere che un/a ragazzo/a soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare?

Mariarosa Ferrario:  Non è sempre facile in particolare per i genitori  riconoscere i primi sintomi del  disturbo così i soggetti coinvolti non hanno una piena consapevolezza della malattia. Molto spesso le ragazze o i ragazzi  iniziano con una dieta alla ricerca di un miglioramento del proprio aspetto verso uno stereotipo di magrezza che potrebbe rendere difficile per i familiari distinguere i sintomi patologici da una tendenza socialmente incoraggiata. Segnali di allarme potrebbero scattare quando alla dieta si associano: selezione dei cibi esasperata, mangiare lentamente o al contrario abbuffarsi  ripetutamente, ossessione per il conteggio delle calorie, rituali durante il pasto, eccessivo aumento dell’attività fisica, perdita di peso non giustificata da fattori organici,  rifiuto a mangiare in  contesti  sociali, modificazioni del comportamento con chiusura alle relazioni.

RW: In questi casi come si deve approcciare un genitore?

Mariarosa Ferrario:  In molte situazioni la tendenza a chiudersi in se stessi pone le ragazze e i ragazzi  in una condizione in cui ogni relazione è difficile ed anche l’accettazione di un aiuto esterno è problematica. E’ raro infatti che una persona anoressica chieda aiuto trovando nel rifiuto del cibo la sua forza . E’ importante quindi che i genitori sappiano cogliere i primi segnali per esempio di un evidente cambiamento nelle abitudini alimentari, di una modificazione dell’umore o delle abitudini di vita. A questo punto è necessario porsi in una posizione di ascolto e di accoglimento della sofferenza che si nasconde dietro il disturbo alimentare. Non basta affrontare la questione agendo sul sintomo, il cibo, ma è necessario attivare un percorso più articolato che coinvolga il soggetto e la sua famiglia nella comprensione delle dinamiche sottostanti.  Compito del genitore è avvicinare il proprio figlio o figlia a uno specialista per una presa in carico mirata  anche rivolgendosi al proprio medico curante.

RW: Chi sono i soggetti più a rischio?

Mariarosa Ferrario:  Oggi è riconosciuto che i disturbi del comportamento alimentare  abbiano un’origine multifattoriale frutto di un intreccio fra fattori socio-culturali, psicologici e biologici. Hanno un ruolo importante i fattori predisponenti, ossia i fattori di  vulnerabilità quali insicurezza interpersonale, disregolazione  emotiva, ansia, depressione,  tendenza al perfezionismo, i cambiamenti fisiologici legati alla pubertà con insoddisfazione per il proprio corpo. Gli adolescenti, in virtù del periodo delicato dello sviluppo, sono più vulnerabili. Un adolescente, maschio o femmina, che si ammala di anoressia presenta con il proprio corpo che diventa sempre più sottile, disincarnato, indifferenziato, la sua difficoltà ad affrontare la crescita. Molto spesso sono ragazze /i molto competenti, con ottimi risultati scolastici, ma ugualmente schiacciati da un senso di inadeguatezza e inferiorità. I fattori predisponenti si intrecciano con i fattori scatenanti quali per esempio intraprendere una dieta. Ciò non significa ovviamente  che tutte le persone che iniziano una dieta andranno incontro ad un disturbo alimentare, ma i soggetti più fragili sono maggiormente  a rischio. Anche il mondo dei media ha il suo ruolo facendosi interprete del sociale  promuovendo un ideale estetico in cui la magrezza del corpo rappresenta un tipo di bellezza ideale che si coniuga con l’idea di successo, di felicità e di affermazione individuale. Altri fattori scatenanti potrebbero essere: un  distacco dalla famiglia, l’interruzione di una relazione affettiva,  aver subito atti di bullismo, un evento traumatico.

L’anoressia  e la bulimia assumono significati peculiari per ciascun soggetto: vomitare rabbia, dar voce attraverso il cibo ad emozioni che non vengono espresse con le parole, un modo di  affermare se stessi e trovare la propria identità, sofferenza nelle relazioni, un mal di vivere.