#laricercainASSTValleOlona: Un importantissimo studio multicentrico tutto italiano (con l’ASST Valle Olona come capofila)

Un importantissimo studio multicentrico tutto italiano (con l’ASST Valle Olona come capofila) dal titolo: “Dramatic decrease of surgical emergencies during COVID-19 outbreak” è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana “The Journal of Trauma and Acute Care Surgery”.

Ce ne parla il dott. Stefano Rausei, Dirigente Medico presso la S.C. Chirurgia del Presidio Ospedaliero di Gallarate (direttore: prof. Angelo Benevento) e coordinatore (nonché primo autore) dello studio, condotto sotto l’egida dell’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI).

Redazione Web: Buongiorno, ci spiega in poche parole in cosa consiste questo studio ed i risultati che ha evidenziato?

Stefano Rausei: Innanzitutto, lo studio si è posto l’obiettivo di dare conferma alla percezione, comune tra noi clinici, della riduzione delle emergenze, nel nostro caso particolare delle emergenze chirurgiche, durante il periodo di quarantena vissuto nei mesi di marzo ed aprile scorsi. Nello specifico, l’analisi, condotta mettendo insieme i dati di 18 centri della Lombardia, ha confrontato i casi di emergenza chirurgica ricoverati e quelli sottoposti ad intervento chirurgico nel marzo del 2020 rispetto al marzo dell’anno precedente. I nostri risultati non solo hanno confermato l’eccezionale calo (superiore al 40%) delle urgenze chirurgiche presentatisi presso i Dipartimenti di Emergenza e Accettazione di ognuno dei centri partecipanti e, di conseguenza, di quelle trattate chirurgicamente, ma hanno dimostrato anche – e questo per la prima volta sul panorama scientifico internazionale – che, al contrario, il rapporto tra le procedure chirurgiche e le diagnosi di urgenza non è cambiato. Questo dato sta a significare che la riduzione dei quadri di urgenza chirurgica da noi verificata non è da attribuirsi tanto al cambiato atteggiamento da parte di noi chirurghi verso il paziente che giungeva al Pronto Soccorso, quanto piuttosto al fatto che il paziente “chirurgico” al Pronto Soccorso durante la quarantena giungeva molto meno frequentemente.

R.W.: Come va interpretato un dato così rilevante?

S.R.: Prima di tutto, il dato di per sé sottintende che la paura del contagio ha prevalso rispetto a quella dovuta ad uno stato di malessere, neppure tanto banale, come per esempio quello caratterizzato da un dolore addominale protratto. In secondo luogo, è probabile che il cambiamento di stile di vita indotto dalla quarantena, in particolare in termini di igiene, alimentazione e stress, possa aver ridotto l’incidenza delle problematiche chirurgiche, così come la riduzione del traffico ha fatto per i traumi stradali.

R.W.: Ha qualche consiglio da darci in qualità di cittadini?

S.R.: In linea con quanto appena detto, alla popolazione generale viene da suggerire che il mantenere abitudini di vita più sane, così come da sempre dimostrato per le urgenze cardiovascolari, possa ridurre anche la probabilità di incorrere in una problematica chirurgica urgente, che necessita di un ricovero e spesso di un intervento invasivo. D’altra parte, viene da suggerire anche di non sottovalutare mai (neppure in tempo di pandemia e quarantena!) le proprie problematiche di salute, soprattutto se persistenti, e di recarsi quantomeno dal proprio medico di fiducia per una prima valutazione. Proveremo a capire se l’aver trascurato e gestito a domicilio anche la potenziale patologia chirurgica meritevole di valutazione medica avrà esposto il cittadino al rischio di un futuro peggioramento del proprio stato di salute.

R.W.: Quindi ha in mente altri studi per il prossimo futuro?

S.R.: Come specificato nelle conclusioni del lavoro che ho avuto l’onore di pubblicare su “The Journal of Trauma and Acute Care Surgery” e per la stesura del quale ringrazio tutti i colleghi che vi hanno contribuito, sarà interessante condurre nei prossimi mesi uno studio di follow-up, che miri ad evidenziare un eventuale incremento “di rimbalzo” del numero delle urgenze chirurgiche, nonché della gravità del loro quadro di presentazione clinica.

RW: Grazie per il suo prezioso lavoro!

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